Una pausa, malinconia, gioia.

Questa settimana non si fa scuola, finalmente delle vacanze!
Divisi in gruppi di 6-8 persone andiamo in varie località in Armenia a fare volontariato. Sono proprio contento di potermi rendere utile in questo contento che si sta rivelando parecchio diverso da quello a cui sono abituato.
A parte i tre giorni di volontariato abbiamo tempo per staccare un po’, rilassarci, recuperare dello studio se necessario, socializzare ecc.
Questo è anche il tempo adatto per fermarsi un attimo e riflettere. Cosa sto facendo qui? Quanto mi mancano i miei legami? Come posso prendere il meglio da quest’esperienza? Come sarò dopo? Quanto mi sta trasformando lo stare qui e vivere tutto ciò che sto vivendo? Quanto saranno importanti nel mio futuro i legami che sto stringendo qui con queste persone fantastiche?
Queste domande ti affannano la mente non appena ti fermi e smetti di galleggiare nell’immensità di impegni che abbiamo.
E quando ti fermi a riflettere, la malinconia ti assale. Non è tristezza, è malinconia.
Ma meno male ci sono persone fantastiche che capiscono quello che stai vivendo (perché del resto siamo tutti nella stessa situazione) e ti costringono ad uscire e allora venerdì sera esci e ti diverti, stai sveglio fino alle tre di mattina e poi alle 8 parti per Yerevan (la capitale) e spendi una bellissima giornata (più primaverile che autunnale) e non ci pensi più, perché ti fanno male i muscoli della faccia a passare tutta la giornata a sorridere, ridere.
Torni a casa distrutto e prendi parte (con gran parte del collegio) a discussioni spontanee su come stanno andando le cose qui, dentro le mura del collegio. E di nuovo stai sveglio a lungo, parli, ascolti, ridi, ascolti… e la malinconia va via.
Passi la domenica a scrivere un’essay (saggio) di letteratura di cui sei completamente insoddisfatto e che si rivela essere difatti fuori tema. E poi Tatjana, la ragazza austriaca, cuoce le castagne e collega al proiettore “Tutti assieme appassionatamente” per festeggiare la festa nazionale austriaca, finché qualcuno entra urlando nella stanza: “la neve la neve!!!”.
E tutto si trasforma in una festa: un sacco di gente che non ha mai visto la neve in vita propria. E ti rendi conto di quanto anche cose piccole e banali (e perfino quasi quotidiane) per te possano essere una gioia per altre persone.

Ma basta ballare sotto la neve, ora si va al terzo piano a guardare (e cantare) Mamma Mia.
Sono le 02:22 e ti rendi conto che se domani alle 08.30 hai un’attività, forse è il caso di andare a dormire.

Semplicemente, una volta che hai scoperto quanto sia incredibile la vita di collegio, non te ne vuoi perdere neanche un minuto. Preferisci rinunciare ai tuoi “sogni d’oro” per essere parte di tutto ciò, perché sai – dalle tue riflessioni – che ognuno di questi momenti è speciale e non ci vuoi rinunciare. Più di un’ottavo dei due anni è già passato in uno schioppo di dita e non vuoi che tutti e due gli anni di questo cammino passino altrettanto velocemente. Casa manca, parecchio, ma si sta bene qui. Di una cosa sono certo: è una gioia essere qui.

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4 pensieri su “Una pausa, malinconia, gioia.

  1. Caro piccolo Philipp, si per me sempre piccolo…anche se cominci a incutermi un po’ di soggezione! Che bello leggerti, così entusiasta da trasmettermi sensazioni ed emozioni che poi sono le mie. Te l’ho gia Inviato da iPad.

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  2. ….riprendo….come vedi sto usando ( da una settimana…) un tablet Apple…ti lascio immaginare la difficolta’ di smanettare il diabolico aggeggio…che supera quella di tua nonna! So che verrai a CASA per natale, effettuerò’il noto binomio Trento-Trieste al contrario! Continua a farmi partecipe di tutto quello che stai facendo, mi emozioni! Adriana Inviato da iPad

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    • caro piccolo armeno, che bello pensarti così ricco di emozioni e di gioia di vivere. la malinconia esprime la tua sensibilità, la tua capacità di ascoltarti dentro, di non farti travolgere da quello che ti sta intorno.sono felice conte.condivido tutto nonna gio

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