Check-in, scalate e casa.

Mi trovo all’area check-in dello Zvartnots International Airport di Yerevan e sto aspettando. Sto aspettando di poter prendere in mano il pezzo di carta che mi farà tornare a casa. Casa. Il concetto di casa per me è molto difficile da descrivere e non so se riesco già a chiamare lo UWC Dilijan College casa. Credo di si. Comunque Dilijan è il posto in cui ho vissuto i quattro mesi più intensi della mia vita. Questa remota località termale che viene considerata da tutti gli armeni il gioiello dell’Hayastan (il nome con cui gli armeni chiamano la loro terra) mi ha già dato molto nonostante il tempo fosse poco. Dilijan è il posto in cui all’inizio non avrei mai voluto vivere. Dilijan è il posto che mi sembrava sporco e poco accogliente. Ma Dilijan è anche il posto in cui ho imparato un’enorme quantità di cose da persone incredibili. E questa nuova conoscenza non l’ho appresa (solamente) dai professori ma dagli amici con i quali ho stretto legami molto importanti come mai avrei potuto immaginare. Dilijan è anche il posto nel quale ho imparato molto da me stesso e nel quale ho iniziato a lavorare su me stesso, il posto nel quale ho acquisito consapevolezza: il posto in cui sono maturato o meglio, sto maturando.

Ieri notte il primo pulmino ha lasciato il campus e le ore che hanno preceduto e succeduto quel momento sono state malinconiche. Salutare persone importanti, anche se solo per un periodo relativamente breve, fa realizzare quanto esse siano veramente importanti. Camminare per i corridoi e gli spazi comuni delle nostre residenze ormai ancora più vuote del solito (dopo il trasloco in tutte le nuove residenze, con capienza del 50% visto che siamo solo un’annata, gli spazi comuni non sono più piacevolmente affollati come prima) e non incontrare gli sguardi dei membri della nostra piccola ma molto speciale comunità è stato strano e ha generato ulteriori riflessioni su ciò che è stato e ciò che sarà. Guardarsi intorno e non sentire conversazioni in skype in decine di lingue diverse che (inutilmente) cerchi di decifrare è stato qualcosa di insolito.

Sono contento di tornare a casa, quella vera, e di vedere ed abbracciare tutti i miei affetti trentini. D’altra parte ora a distanza di cinque mesi da quella telefonata dalla Commissione Nazionale per l’Italia dei Collegi del Mondo Unito sono certo di poter dire che non ci potrebbe essere stata migliore comunicazione di quella che ho ricevuto quel 24 giugno scorso. Senz’altro non è la via più semplice quella che sto prendendo, senz’altro ci sarebbero sentieri meno irti e con un panorama più apprezzabile durante la scarpinata. Ma quello che ci spronano costantemente, quotidianamente, a fare qui in Armenia come in tutti gli altri Collegi del  Mondo Unito è esattamente l’opposto: dopo aver adeguatamente valutato i rischi e consci dei nostri limiti, iniziare a camminare. Ma camminare nel sentiero erto che porta in cima alla montagna, anche se durante la camminata si sudi, si soffra il freddo e si faccia fatica. Anche se durante la scalata non si possa godere di un bel panorama. Ma l’obiettivo va sempre tenuto in mente e ogni scalatore sa perfettamente che non si può intraprendere una scalata importante da soli ma è necessario il supporto degli altri ed è necessario supportare gli altri. Ma attenzione, raggiungere la cima della montagna non significa avere successo e basta. Non significa avere tanti soldi e potersi permettere tutti gli status symbol bensì essere soddisfatti e felici di ciò che si è stati in grado di conquistare, permettersi un sospiro di sollievo guardando il panorama dalla vetta e poi utilizzare questa posizione come mezzo per imprimere in questo mondo un cambiamento. La mission statement dei Collegi (UWC fa dell’educazione una forza per unire i popoli, le nazioni e le culture perseguendo la pace ed un futuro sostenibile) mi ha fatto riflettere molto e uscire da una naturale logica autoreferenziale del successo. Mi ha fatto capire più che mai quanto successo equivalga a responsabilità.

Gli addetti si stanno preparando e finalmente la conclusione di questo primo pezzo di avventura può avere inizio.

Tra poche ore sarò a casa mia, con la mia famiglia e con i miei amici e sarò contento. Sarò però anche contento perché conscio del fatto che a 3611 km, ce n’è un’altra di casa, con un’altra famiglia fatta di amici, attualmente sparsi per il mondo.

Buon Natale

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2 pensieri su “Check-in, scalate e casa.

  1. Ti stiamo aspettando…TUTTI! Prendi ‘sto pezzo di carta e sali sull’aereo che ti porterà a casa, quella ‘vera’! A pranzo a casa di nonna Gio ti aspettano salsicce e…tutte le leccornie che piacciono a te! Buonanotte se riuscirai ad addormentarti e buon giorno quando arriverai in Italia…fra ore…adriana

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