Semi. Fiori. Memoria. Delusioni. “Meds yeghern”

“Avete provato a sotterrarci. Ma se si sotterrano semi, questi crescono comunque. Siamo qui, più vivi che mai”

questo uno degli slogan delle celebrazioni per la commemorazione del centenario del Genocidio degli Armeni che ricorre quest’anno. “Io sono vivo” recitano i cartelli in piazza della repubblica a Yerevan e in tante altre capitali e città del mondo. Sui baveri spille del fiore viola simbolo di queste commemorazioni: il non ti scordar di me.

Il fiore giallo coi petali viola è diventato il simbolo di queste commemorazioni per sottolineare l’importanza del ricordo, della memoria. Ricordare fatti tragici è una priorità in ogni situazione. Ma lo è ancor più nel caso in cui questi fatti siano smentiti, sminuiti da alcuni. Questo è il caso dell’armenia. E soprattutto degli armeni.

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Una campagna promossa dal fondatore della mia scuola, Ruben Vardanyan, ha cercato di ricostruire 100 profili di persone che sono sopravvissute o hanno salvato vite: una sorta di giusti tra le nazioni per fare un parallelismo con la Shoah. Uno dei video che promuovono questa campagna mostra i volti di alcuni armeni mentre recitano la frase “io sono un armeno, io sono un superstite/sopravvissuto”. Questo accostamento tra la nazionalità armena e il concetto di sopravvivere è un tema ricorrente in molti scritti e produzioni, in particolare in quest’anno di commemorazione. Ma è anche un qualcosa di intrinseco alla personalità, alla costruzione morale degli armeni. Credo di poter dire questo dopo aver vissuto quasi 10 mesi in questo paese e aver conosciuto lo spirito armeno, degli Armeni d’Armenia e di quelli che formano la diaspora. Un genocidio, l’oppressione sovietica, una guerra con l’Azerbaigian a seguito della caduta dell’Unione Sovietica e tutto ciò che questo ha comportato, la povertà. Tensioni con le nazioni vicine (due confini chiusi) che continuano fino ad oggi. Questo è quello che ha dato forma allo spirito degli Armeni solamente nell’ultimo secolo.

Meds yeghern, questo il termine usato dagli armeni per definire il genocidio (traducibile con “il grande crimine” o anche “catastrofe”) è qualcosa di intrinseco per ciascun armeno, ovunque egli viva. Ma il ricordo di un grande crimine, di una catastrofe assume un’importanza esponenzialmente più importante nel caso i discendenti dei carnefici non riconoscano il crimine come tale e non si assumano tale  responsabilità.

Il ricordo, la memoria, assume di conseguenza ancora più importanza poiché rappresenta una responsabilità, poiché si diviene di fatto testimoni (anche se non coevi e testimoni reali, ma effettivi) di un qualcosa che va ricordato. Si assume sì il ruolo di superstiti, di sopravvissuti, anche se non lo si è personalmente. Perché se vi è qualcuno che prova a smentire, a cancellare ciò che io provo a dimostrare e ricordare, il mio ruolo e la mia motivazione a passare di generazione in generazione la testimonianza assumono rilevanza morale. È impegno morale di ogni armeno essere un sopravvissuto.

Le parole del Papa, che per la prima volta, in San Pietro e ala presenza del Catolichos degli Armeni, lo ha definito

“il primo genocidio del XX secolo”

vengono celebrate come eroiche, ma sono causa di crisi diplomatiche con la Turchia e il governo di Erdogan. Importante in questo senso è anche la presa di posizione del presidente federale tedesco Gauck durante la messa di commemorazione con rito ecumenico nel Duomo di Berlino, alla vigilia della commemorazione.

Riconoscimento è l’aspetto più importante di questa faccenda. Solo ciò su cui c’è consenso unanime può essere ricordato, pagando il rispetto necessario alle vittime (senza continue discussioni sul loro “status”). Questo è ciò che si è riusciti a fare in Germania con l’olocausto ed esattamente questo è ciò che la Turchia è chiamata a fare.

La Turchia non è però, per varie ragioni, disposta ad assumersi le proprie responsabilità e non lo farà senza una forte pressione della comunità internazionale. È senz’altro apprezzabile la risoluzione votata unanimemente dal Parlamento Europeo poche settimane fa. Importante il riconoscimento da parte dell’Italia (nel 2003), come fondamentale quello da parte di Russia e Francia. Ma non basta. Passività giustificata dal rischio della perdita di vicinanza diplomatica alla Turchia non è tollerabile e lede la dignità di paesi democratici e liberali come quelli europei. Intollerabile il non riconoscimento da parte dello Stato d’Israele.

Triste e deludente l’assenza di Gentiloni o Renzi alla cerimonia ieri a Yerevan (cui hanno partecipato Hollande e Putin). Come lo è quella di Angela Merkel o F. e. Steinmeier.

L’assenza di una rappresentanza governativa italiana al mausoleo ieri non può essere giustificata con le parole di Pier Ferdinando Casini (presidente commissione esteri alla Camera, recatosi a Erevan con il suo omologo al Senato, Cicchitto) che oggi sul Corriere della Sera dice

“Tanti paesi hanno inviato delegazioni di alto livello, ma non ministeriali. Penso per esempio, a Germania e Inghilterra”

Ma Casini dimentica che i paesi da lui menzionati non hanno fatto questa importante scelta di campo, riconoscendo il genocidio. Un’assenza importante e deludente, ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza italiana in campo diplomatico e a livello internazionale in generale (ultimo caso quello di Lo Porto).

Lasciando da parte le mie divagazioni sul ruolo dell’Italia, queste sono le motivazioni che hanno spinto molti Armeni ieri a camminare in silenzio per le strade di Istanbul tenendo in mano i non ti scordar di me.

È una difficile situazione, e non sembra che le tensioni si possano allentare con i presupposti attuali.

Si è persa un’importante occasione, quella del centenario, per fare un passo avanti in questa vicenda e darle finalmente la dignità che merita.

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4 pensieri su “Semi. Fiori. Memoria. Delusioni. “Meds yeghern”

  1. Nessuno deve avere paura della verità (J. Gauck, Pres. RFT).
    Riaprire il confine dovrebbe tornare la l’obiettivo prioritario per una politica pragmatica fra Armenia e Turchia.

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  2. Großes Kompliment! Sehr gut geschrieben.
    Viel Freude in Edinburgh, Du weißt ja, wie gut sie mir gefällt.
    (Prinz Charles war in der Türkei, Gallipoli, gestern…)

    Inviato da iPad

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  3. grazie Phil delle tue riflessioni. Dopo essere stati da te, e portare tutti i giorni nel braccialetto il non ti scordar di me, il genocidio mi è sempre più presente. Spero davvero che la tua generazione, con la mia, riesca a cambiare qualcosa in questo mondo, che sa essere cattivo, mentre potrebbe essere così bello

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